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LILLI BURLERO Culto Cartoon

Ribéss 2008; cd cartone-culto, 10 tracce audio + packaging benfatto, 39’; 9.90 euro imperiali

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SPIACENTI, QUESTO DISCO È ESAURITO. MA SE PROPRIO NON NE PUOI FARE A MENO, ASSEMBLEREMO LA TUA COPIA PERSONALE IMPREZIOSITA DA UN FALSO AUTOGRAFO DI ALAN MOORE.

Si sono abituati ad attrarre definizioni in negativo: nè questo nè quello. O accostamenti rischiosi, con cantautori che neppure sono mai finiti nell’anticamera dei loro orecchi. Ma anche formule come “l’altra faccia del sogno riminese” hanno francamente sfondato le scatole. I Lilli Burlero sfuggono alle definizioni come donnole imbizzarrite ai retini per farfalle. La cosa si complica: per questo lavoro il gruppo ha invitato nella Reggia i cantanti e musicisti più disparati del circuito romagnolo: Mr. Brace, Giuseppe Righini, Fofò e Rinaldo dell’Insolito Clan, Liana Mussoni della Filodrammatica di Santarcangelo. Quando si dice identità fluida... Prendi questo Culto Cartoon. Ascoltalo. Qualcosa non ti torna. Di sicuro qualcosa non ti torna. Immagina un’edizione a tiratura limitata: stampa tipografica, carta che si credeva estinta, xilografia inchiostrata a mano e impressa davvero col torchio, mappe fumetti capilettera e tutto il resto: questo sarà il coronamento della trilogia del Culto. Allora avrai in mano un mucchio di tasselli in più. Una storia perdìo. Non tarderai ad accorgerti che tutto questo ha del monumentale. Ma qualcosa continuerà a sfuggirti: e più di prima. Inutile, bisogna ammettere che i Lilli Burlero hanno sviluppato il Dono, andarsene a passeggio dentro e fuori dallo Specchio. Col Culto Cartoon la mente che li governa – il Demiurgo, che infatti nel frattempo è diventato Re Miurgo, ma potremmo limitarci a chiamarlo non meno ermeticamente Alessandro Gentili – ha convocato i pezzi del suo microcosmo dentro una voliera non troppo angusta. Tutti dentro, su!, a raccolta. Ci si è rinchiuso anche lui. Mesi. E mesi. All’ascolto, questo primo volume del Culto Cartoon è il Swordfishtrombones dei Lilli Burlero. Mutate pure quel che c’è da mutare ma è così. Allo sguardo è, se possibile, ancora più folle. Noi che ne abbiamo seguito la genesi – e già sorridiamo prefigurandoci la sua inesorabile rovina – non azzardiamo a chiamarlo semplicemente disco. Verrebbe da pensarlo come un’esperienza di psicogeografia artistica se non fosse che qui niente è lasciato al tentativo. Anzi ogni dettaglio riflette con leggerezza la complessità di un immaginario che si squaglia fuori da un supporto fisico per confluire in un altro ma non gli basta neppure quello e allora lasciamolo libero. I brani – ognuno un singolo – accarezzano l’electro-folk, la new wave più pop e dream-pop, il cantautorato nostrano (eccoci qua) anni ’60 ’70 ’80 (senz’altra precisazione), il citazionismo, l’elegiaco, l’assurdo, il pindarico e il burlesco, la signorile villania e l’eleganza popolare, riverberi futuribili di epoche remote, antichità senza-tempo. Al di là dei generi, dei registri e degli stili, uno dopo l’altro questi pezzi tracimano dal cd invitandoci a inseguire le loro impronte da qualche altra parte. Il libretto che accompagnerà il terzo capitolo del Culto sembrerà venire in soccorso: aiuterà a esplorare l’universo imploso di Sàlom, la colonia immaginaria a cui rimandano tutti i ricordi-relitti della vicenda. E lo farà sollevandoti insieme a lui e illustrandotelo a volo d’uccello. Ma attenzione, non il solito volatile insuperbito dalla vista buona, l’aquila, il falchetto, la poiana, no. Casomai un Gufo. Quanta voglia ha un Gufo di spiegarti per filo e per segno quel che succede, che è successo? Quel che farà, semmai, è volar basso dove ancora arriva l’odore della necessaria disfatta, e schiarirsi la gola.

Puoi prenotare la tua copia “fisica” di questo primo capitolo del Culto Cartoon cliccando qui sotto o inviandoci un educato cablogramma.