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SANTO BARBARO Mare Morto + Un giorno passo e ti libero

Ribéss / Santo Barbaro 2010; cofanetto deluxe: cd in dvdpack (11 tracce audio, 38’) + libro (100 pp., copertina rigida); 15 euro; solo cd: 10 euro; solo libro: 10 euro

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Bei tempi quando si condannava (o magnificava) la borghesia e sapevi già a che mondo ci si riferiva. Tutto era univocamente «borghese»: ideale b., costume b., frustrazione b., b-noia, b-romanzo, bourgeois-bohémien, bb-king. Su quale salda categoria t’appoggi, ora, per partire con la dissezione del quotidiano? E a cosa appunti il perno della svolta? Aspettiamo un pensatore abbastanza debole da illuminarci col suo piccolo faro aderente alla marmellata. E poi? Dopo l’avanguardia morbida aspettiamo anche il capofila dal pensiero abbastanza robusto da cavarcene fuori il più presto possibile, magari con una persuasività imbarazzata, e un briciolo di organizzazione, vada come vada, perché davvero non c’è spazio ai rimpianti. L’ideologo affranto e l’uomo (o donna) d’azione per necessità. Fossero la stessa persona risparmieremmo in sms ma non è questo il punto. Il punto è che il pensiero deboluccio & fortissimo non ci resta che chiederlo ai cantautori: nello specifico, a quelli che celebrano il disincanto più di quanto amino se stessi. Ora come ora, è a loro che ci tocca chiederlo. Cantautori o popstar che siano. E, ora come ora, mica c’hanno una gran voglia, loro. Fine dell’acutissimo cappello introduttivo al retrogusto di socio-politica della musica. Adesso però comincia quello vero. Inatteso come un sisma che da anni è sulla bocca di molti (e tutti son pronti a incolpare qualcuno), ecco impaccato nei suoi scatoloni di gloria il già classico libro-cd dei Santo Barbaro. Un disco che è una ristampa. Un libro che giaceva in castigo nel cassetto, e da lì inneggiava a una rivoluzione muta eccitando torme di tarli.

MARE MORTO. Destino curioso per questo cd: passare da un’etichetta che non è mai esistita a una che non esisterà mai. (La dice lunga sull’audacia di questo gruppo. Orgoglio & umiltà.) A suo tempo fece incetta di belle parole sulla stampa di settore. Ora torna con addosso quello che si dice un vestito rispettabile, ma le stesse perentorie anacronistiche domande: ovvero domande che la gente ci pensa due volte a farsi più, pochi se le fanno ancora, nessuno gode a farsele e comunque se le fa con cautela sennò gli salta in aria il frutto di tanti sacrifici: la decenza. (O la presunzione di decenza). Perchè allora riportare alla luce un disco così fastidioso, e perdipiù reo di avere un anno e mezzo d’anzianità? La risposta risiede proprio in quel fastidio: urgente e lirico. Dalla prima traccia (“Santo Barbaro”, come una venuta al mondo) all’ultima (la title track, perchè tutto deve ancora avere inizio), versi metafisici e metalmeccaniche sfuriate condividono la stessa inquietudine a pelo d’angoscia. I testi e le musiche dei Santo Barbaro sono così perfetti da sembrare distanti anni luce dal nostro tempo, eppure abitano cocciutamente il suo cono d’ombra, c’han messo il domicilio fiscale. E che c’importa se tirano più dalla parte dei Radiohead o dei Marlene, dei Csi, del Teatro o di Vinicio. La mattina allungano le dita negli intricati fallimenti, dissidi, orrori, umiliazioni dell’io e dell’umanità e la sera mettono a letto entrambi, umanità & io, cantandogli indietro soavi recriminazioni. Ma da qualche parte s’annida una luce. Come se, in mezzo al fosforo bianco della disillusione, possa ancora sopravvivere un’indefinibile speranza, un’attesa. Con questo che fu il loro esordio, e ancora per qualche mese sarà il solo bene del loro paniere, i Santo Barbaro hanno rivelato una convincente attitudine a sintetizzare metafisica no-global, crossover minimalista, massimalistico disgusto e salvifico candore.

UN GIORNO PASSO E TI LIBERO. Raccolta inedita di dodici racconti brevi più uno, sbrindellato in cinque parti, a far da cornice al molteplice insieme. Non staremo a riassumere le singole trame. Ti basti sapere che queste smilze operette morali sono esercizi non di stile ma di topos, e di topografia. Ci trovi la Mitteleuropa espressionista, il realismo magico del Sud America, l’ormai vintage fantascienza nippofila di certi Stati Uniti e così via. Prima ancora che un’allegoria dell’oggi, “Un giorno passo e ti libero” è un agile campionario del doppelgänger e dell’altro. Ma soprattutto della solitudine: una, doppia, collettiva. Uno di quei campionari di gusto prefreudiano, quando l’inconscio aveva la potenza visiva del mito e le paure, tue e di tutti, non mandavano a chiamare il dottore. Le illustrazioni di Alessandro degli Angioli tracciano una progressione solo apparentemente naïf e tutt’altro che didascalica. Si propagano. Affastellano stili con una furia incantevole. Leggi questi racconti. Guardali. Ti sentirai invaso da un senso dell’evidenza così tiepido e innocente che ti verrà voglia d’imbracciare le armi e rovesciare il mondo. Se in genere rifiuti ogni forma di violenza, ti accontenterai di strappargli il tappeto da sotto i piedi. Ma facci caso: anche tu avrai preso parte, senza averne mai fatta esplicita richiesta, al popolo liberato. Stai sereno dunque. Festeggia. Tanto dimenticherai molto presto, come il popolo, da cosa t’hanno affrancato.

E si torna al principio: da dove cominci a far leva, ad aggredire i mali che infestano il nostro tempo? Ti guardi dentro. Forse è davvero tutto qui, per ora, e tu taci e ti guardi dentro. Scandagli l’abisso che nutre quei mali. Se ti può venir comoda, c’è questa cosa dei Santo Barbaro. Un libro e un cd in cui riconoscerai tutte le domande notevoli che agitano l’uomo, e in cui non troverai la benchè minima risposta consolatoria. Un classico anche per questo. Un classico d’eleganza, perchè è tra i poveracci che devi aspettarti il gesto signorile. Allora attacca le mollette alle palpebre: la rivoluzione passa anche dagli occhi.

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