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REDELNOIR Ballate postmoderne

Berti Engineering / Ribéss 2011, distr. Audioglobe; digipack, cd audio, 12 tracce, 50’; 10 euro

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Se il tuo è un immaginario cavalleresco vecchia maniera, quando pensi a un «puro folle» ti si materializza Parsifal tutto agghindato a battaglia, alquanto selvatico, anche un po’ androgino, con l’usbergo sempre sfolgorante malgrado tutto quel sangue e grumi di cervella nemiche ma ti dicono che è ancora abbastanza casto da meritarsi una sbirciata al Graal. Se invece al tuo immaginario epico o cortese importa una sega di risalire indietro ai Cavalieri dello Zodiaco, può darsi che un Redelnoir ti si riveli altrettanto folle, altrettanto puro, e cast(r)o quanto basta. Davide Giromini è avvezzo ai concept massimalisti. Ne ha sfornati di notevoli sotto la sigla Apuamater. Così è stato anche per le sue prime Ballate a nome Redelnoir, quelle di fine comunismo. E questo disco, fin dalla copertina, è un’architettura ben congegnata che ti racconta, brano dopo brano, il lato oscuro della forza degli anni ’80. L’assunto: il decennio ruggente − che per molti, incluso l’autore, è stato quello dell’imprinting culturale − ha definitivamente seppellito le ideologie moderne che per secoli hanno sospinto le masse (illuminismo, idealismo, marxismo, positivismo ecc.) sostituendole con uno sfavillante, fluido e pervasivo impasto destinato al largo consumo, dove anche gli avanzi di metafisica sono ridotti a categoria merceologica. Strategie commerciali al posto delle ideologie positive o antagoniste; format mediatici al posto dei paradigmi filosofici; beni fruibili a buon mercato, se non addirittura gratis, al posto dei valori di un segno qualunque; il singolo individuo, volente o nolente, e al netto delle sue personali convinzioni, diventa un personaggio nel «grande romanzo dell’indagine di mercato». Domanda immediata: tu che bene o male in quel decennio sei cresciuto, riempiendoti la pancia con le sue seduzioni, quanto sei sicuro di averlo poi messo in discussione con gli strumenti del disincanto? Interrogativo tutt’altro che immediato: e se gli anni ’90, i cazzo-di-anni-zero e questi bimbetti anni ’10 non avessero minimamente intaccato il Sistema ’80? se si fossero limitati a rivestirlo di bucce nuove, perfino contestatarie, ma nientedichè? Il quesito ultimo: se ne può uscire? A questo, se permetti, rispondi da solo. Con le sue Ballate postmoderne il Redelnoir ti sgrana spunti a non finire, con un sarcasmo che tritura tutto e tutti, a cominciare da se stesso, non risparmiando nemmeno De André, i Compagni Offlaga e certamente tenendo saldo il mirino sui neo-paninari del cantautorato incazzoso che piace-alla-gente-che-piace. Negli anni ’80 (quelli italiani) si cala con armi e bagagli, ricercando la collisione fra sonorità folk lisergiche e synth, sax, bassi e sample ottantini, sfidando con nonchalance anche i rimproveri di pacchianeria, in un amalgama dove non è sempre immediato disambiguare il suono suonato da quello sintetico, e viceversa. Su questo tappeto si spalmano i frasari-rosari sinusitici di Sua Maestà il Superstite, il Presidente di ’Sta Minchia, che fluidamente scorre dalla riflessione esistenzialista (Arco di tenebra) all’allegoria (Enea, Rambo), dalla salmodia drammatizzata (Postmodernismo) all’excursus col finale in merda (Socialismo), fino a un’insospettabile chiusura in scherno bianco e friccicoso come fosforo, che sulle rovine della civiltà t’invita a farci quattro salti (Il ritorno dello Jedi). Che quasi quasi ti chiedi se il Redelnoir è un epigono. Che per forza ci vedi don Giovannilindo come se non avesse preso i voti. E qui ti sbagli, perchè a Giromini frega zero di continuare una lezione interrotta. Ora è il momento del giochino: ascolta le Ballate e prova a contare i simboli, le icone, i luoghi comuni, i brand e gli oggetti-feticcio degli anni ’80 citati più o meno apertamente. Poi riascoltale e conta tutti i riferimenti letterari e filosofici che riesci a scovare. Se sono più i primi, gli anni ’80 hanno fottuto anche te. (Le ballate che chiuderanno la trilogia saranno riservate alla contemporaneità. Domanda: perchè i libri di storia non li scrivono i Re?)



Ribéss Dentrofuori
Questa collana è una collezione di prodotti che mettono sottosopra − o meglio dentrofuori − il concetto di catalogo chiuso, imprenditorialmente esclusivo. Raccoglie cd, libri, dvd e altri prodotti alla cui realizzazione Ribéss records non ha partecipato direttamente o l’ha fatto in misura marginale. Nel loro insieme, prodotti che camminano sulla linea di confine tra la tana del Re Biscio e realtà anche del tutto diverse. All’etichetta però preme inserirli nel suo catalogo − in una regione protetta del suo catalogo − per contribuire alla loro diffusione e alla conoscenza dei progetti che li hanno generati. L’emporio del Re Biscio cresce. La sua mercanzia è pane che divora.